Devo dire che il fascino e allo stesso tempo l'inquietudine che avvertivo nei confronti della materia plastica, ha caratterizzato tutti i miei anni di studi, dapprima presso la Scuola d' Arte di Algeri, a tal punto che quando decisi di frequentare l' Accademia di Belle Arti mi battei ed ottenni che venisse creata per la prima volta la facoltà di Scultura (l' Accademia di Belle Arti di Algeri non prevedeva tra i suoi studi la cattedra di scultura). Il primo anno ero solo con un insegnante polacco, il secondo eravamo in quattro allievi, e col tempo arrivammo ad essere un gruppo abbastanza sostenuto, molto attivo ed impegnato. Lavoravamo molto, potevamo modellare , imparare le tecniche della formatura in gesso e quelle per la fusione del bronzo.Avevamo insegnanti competenti ma sentivo che non era tutto lì, mi mancava ancora qualcosa e non capivo cosa fosse. Ottenni una borsa di studio e venni a Carrara, quando per la prima volta conobbi il marmo, capii cosa volevo.


Il marmo mi dava quello che cercavo, mi coinvolgeva emotivamente e fisicamente, trasformava le idee che prima fermavo nella creta, traduceva i miei sentimenti e li materializzava davanti a me, mi rivelava i suoi segreti e mi faceva soffrire nell' apprenderli. Seppure lo temessi, ho imparato ad amarlo e rispettarlo, ad assecondarlo nella sua propria natura per poter ottenere da esso il massimo delle sue prestazioni.


Ed è con questa "religiosità" che ancora oggi mi avvicino a questa materia: quando la scelgo, quando la taglio; e nel momento in cui la figura comincia a formarsi è come se tra noi ci fosseun patto che mi porterà fino al compimento dell' Opera... ed oltre.